HALL OF FAME: RACHELE SANGIULIANO

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E’ tra le ex palleggiatrici azzurre che nel proprio palmarés possono vantare un titolo mondiale, l’unico nella storia del volley femminile italiano. Per questo a Rachele Sangiuliano non può che spettare di diritto un posto nella Hall of Fame della pallavolo tricolore.

Che cosa ti manca di più della tua vita da pallavolista?

La gioia e la condivisione. Dopo una vittoria, la scarica di adrenalina e  la soddisfazione dopo aver fatto un punto… Le emozioni forti che ti tengono sveglia tutta la notte dopo un match…

Quando hai capito che era arrivato il momento di “appendere le scarpe al chiodo” e lasciare il taraflex?

Quando ho smesso di divertirmi. Mi ero ripromessa che il divertimento sarebbe stato sempre alla base delle mie scelte. Diciamo che ho tenuto duro qualche stagione in più rispetto a quando la fiamma aveva iniziato ad affievolirsi. Quando poi non avevo nemmeno più piacere nell’andare ad allenarmi e la voglia di provare a fare altro continuava ad aumentare…ho capito che era DAVVERO giunto il momento.

Qual è il tuo ricordo più bello legato alla pallavolo?

Il ricordo più bello è, paradossalmente, quando ho smesso di giocare: ho fatto un post per comunicare che avevo giocato la mia ultima partita e sono stata sommersa da messaggi, mail, chiamate e dimostrazioni di affetto via social. La cosa mi ha stupita e riempita di gioia allo stesso tempo, perché avevo realizzato che attraverso la pallavolo ero riuscita a trasmettere qualcosa, a far vivere delle emozioni a tante persone. Non credo ci sia soddisfazione più grande.

Nell’ultimo periodo della tua carriera hai giocato in Francia, nella formazione del Le Cannet. Come hai trovato la pallavolo “estera” rispetto a quella italiana?

E’ stato difficile adattarsi a quella realtà, anzi per me impossibile. Ci si allenava MOLTO meno e diciamo che mancava una vera e propria cultura pallavolistica di base. Per me è stata molto dura! Per fortuna il club ha capito le problematiche e visto che pensavano in grande, dall’anno successivo hanno ingaggiato un allenatore italiano…cambiando così radicalmente la propria struttura. Peccato non l’avessero fatto l’anno prima perché dal punto di vista “legislativo” sono più avanti di noi: lì la pallavolo è uno sport professionistico.

Nel 2002 in Germania hai vinto il Mondiale con la Nazionale Italiana, che rimane ancora l’unico nell’albo d’oro azzurro. A che cosa hai dovuto rinunciare per poter raggiungere traguardi così prestigiosi ed elevati?

Sicuramente a fare la vita che fanno tutti i ragazzi… Ho rinunciato alle uscite, alle vacanze… Ho rinunciato a frequentare l’università, ma la rinuncia più “pesante” è stata quella di essere sempre lontana dalle persone che amo: dalla mia famiglia, i miei amici… Mi sono persa le feste in famiglia, compleanni, matrimoni, feste di laurea… Diciamo che in tanti momenti io non ci sono stata. Anche per questo ad un certo punto ho deciso che volevo iniziare ad ESSERCI. Ero stanca di non essere io a poter scegliere.

Quali sono le sensazioni che provi ora usando entri in un palazzetto da spettatrice e non da giocatrice?

Sinceramente non vado spesso a vedere le partite.

Da qualche anno hai intrapreso anche la carriera di commentatrice televisiva per il volley femminile. Com’è stata la tua prima volta in questo nuovo ruolo?

Questo nuovo ruolo mi diverte molto e mi permette di continuare a seguire il movimento…anche perché bisogna sempre studiare le formazioni e restare aggiornati.   La mia prima volta è stata sicuramente emozionante, soprattutto quando è iniziato il countdown prima di essere in onda!

Perchè consiglieresti la pallavolo ai giovani che per la prima volta si avvicinano allo sport?

E’ uno sport che regala tanto: ogni punto è un’emozione ma anche una nuova opportunità. Sicuramente insegna ai giovani come stare in team, cosa che non è per niente scontata. Nel volley si ha SEMPRE bisogno dei compagni e si deve fare sempre del proprio meglio perché anche i compagni siano messi nelle migliori condizioni di poter svolgere il proprio compito.

Hai qualche rimpianto per qualche obiettivo che avresti voluto raggiungere durante la tua carriera, ma che non sei riuscita ad ottenere?

Sono ambiziosa di natura e una persona che non si accontenta mai… Inutile dire che avrei voluto vincere di più…almeno in modo proporzionale a quanto mi sono impegnata!

Hai deciso di ritirarti dall’attività agonistica ancora giovane. Ti sei mai pentita della tua scelta?

NO MAI. Era evidentemente giunto il momento! Sono felice ora del ruolo che mi sto ritagliando in ambito lavorativo. Però devo dire che ogni tanto, quando la mia commercialista mi parla di tasse, iva, ecc. mi piacerebbe ritornare a giocare!

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