10 QUESTIONS TO… LAUREN GIBBEMEYER

Gibbemeyer

She is one of the most powerful middle blockers of the italian Serie A1. Who are we speaking about? We are referring to the american Lauren Gibbemeyer, an absolute protagonist on the courts of the italian championship.

How did you start playing volleyball?

As a child, I played many different sports but basketball was always my favourite. Once I got to high school, I decided to try volleyball for the first time and I immediately fell in love with the sport and the team aspect. From then on, I played for my high school team and also for a local club team.

What do you like most, and what least, about being a middle blocker?

The thing I like the most about being a middle blocker is that I am in charge of the block when I am in the front row.  As middles, we work hard on reading different setters and we train our bodies to move laterally and to max jump many times throughout a rally.  I like to help the defense behind me by setting up a well-formed block so that they can do their job when and IF the ball passes through!
The thing I like the least about being a middle blocker is that every once in a while, if our team isn’t receiving very well, I am not able to get much action in attack.  As a middle blocker, it is important to have an almost perfect pass to be able to attack the very fast and precise sets we get in order to hit the ball around the block.

It’s already some years that you play in the italian championship. What do you like most of Italy?

There are too many wonderful things I love about Italy including the food, language, and the history.  However, I really admire the slower lifestyle I experience while living in Italy. The culture here is very family-focused and I love that certain parts of the day are spent enjoying the meals and the other people they share them, without rush.  I have truly enjoyed slowing down and appreciating the little things throughout my day.

Did you sometimes go through difficult periods in which you thought about giving up on your volleyball career?

All athletes go through a difficult moment in their athletic career where we question ourselves and wonder if it’s worth it continue to play our sport. In order to play the sport we love, we must make many sacrifices, sometimes we suffer injuries, and we must live in a country far away from our families for most of the year. There have been a couple times in my life when I wondered if it would be best if I stopped playing, but the inner fire and love for the game has kept me strong and wanting more. I believe that when I am ready to be finished, I will feel when the moment is right.

Last year you surprisely won the italian championship with your team (Pomì Casalmaggiore). Which is your most beautiful memory of that success?

The most beautiful memory of last year’s championship was our team’s chemistry and fighting spirit. It was an absolute joy to play with that group of women and although we surprised everyone on the outside of our team by winning the scudetto, we never doubted that we were capable of doing something special. I will hold the memory of that season close to my heart for the rest of my life.

In the 2013/2014 season you played the first part of the championship with Lokomotiv Baku. Which do you think are the biggest differences between volleyball in Azerbaijan and volleyball in Italy?

The biggest difference between volleyball in Azerbaijan and Italy is the fact that Baku had 6 teams (at the time) in their league and Italy had 12. All of the teams in Azerbaijan’s league are in the same city (Baku) so there is no “home” or “away” gym unless you were playing Rabita in their own gym.  Despite Baku’s reputation for signing big-name players, I still find that the competition and overall level of play is much higher in the Italian league.

In spring your team will surprisely host the Final Four of the CEV Champions League. Which sensations do you feel in playing such an important competition against important teams?

For my teammates and me, it was a huge surprise to find out we will be hosting. I immediately felt so grateful because hosting means that we are saving our bodies an extra 4 matches! I also think it will be a great opportunity for our little city of Casalmaggiore to experience the top level of volleyball right here at home!

Next summer there will be the Olympic Games in Rio. What would you do to play this competition with your National Team?

To play in the Olympics wearing a USA jersey would be the greatest honor and accomplishment in my sport. After training with the national team for 5 years now, I have a great sense of pride and faith that our team can do something very special.  I hope I can be there to witness it!

What do you like to do in your free time?

In my free time I love to cook, journal, and read. When we have a day off, I love to travel and explore new places with my teammates.

If you hadn’t become a volleyball player, what would you have done in your life?

If I wasn’t a volleyball player, I would love to own a health and wellness center that not only teaches exercises for the body, but for the mind as well.

(ph. Michele Baruffi for GetSportMedia)

10 DOMANDE A… LAUREN GIBBEMEYER

Gibbemeyer

E’ una delle centrali più forti della serie A1 italiana. Di chi stiamo parlando? Di Lauren Gibbemeyer, americana, assoluta protagonista sui taraflex del nostro campionato.

Come hai iniziato a giocare a pallavolo?

Da bambina ho praticato diversi sport, ma il basket era sempre il mio preferito. Una volta iniziata la scuola superiore, ho deciso di provare per la prima volta la pallavolo e mi sono immediatamente innamorata dello sport e dell’aspetto di squadra. Da quel momento in poi, ho giocato per la squadra della mia scuola e anche per una formazione locale.

Che cosa ti piace di più, e cosa meno, del tuo ruolo di centrale?

La cosa che mi piace di più dell’essere un centrale è che sono responsabile del muro quando sono in prima linea. Come centrali, lavoriamo duro per leggere i diversi palleggiatori e alleniamo il nostro fisico per muoverci lateralmente e saltare al massimo molte volte durante uno scambio lungo. Mi piace aiutare la difesa dietro di me impostando un buon muro, in modo tale che le giocatrici che difendono possano fare un buon lavoro quando e SE il pallone riesce a passare!
La cosa che mi piace di meno è che ogni tanto, se la squadra non sta ricevendo molto bene, non posso partecipare alle azioni d’attacco. Come centrali, è importante avere un passaggio quasi perfetto per poter essere in grado di attaccare i palleggi molto veloci e precisi che riceviamo, in modo da colpire il pallone evitando il muro avversario.

Già da molto tempo giochi nel campionato italiano. Che cosa ti piace di più dell’Italia?

Ci sono troppe cose meravigliose che amo dell’Italia, compresi il cibo, la lingua e la storia. Tuttavia, ammiro molto lo stile di vita più lento che posso sperimentare mentre vivo in Italia. Qui la cultura è focalizzata molto sulla famiglia e mi piace che alcune parti della giornata vengano spese godendosi i pasti e le persone che con te ne prendono parte, senza fretta. Ho apprezzato molto rallentare e valorizzare le piccole cose durante tutta la mia giornata.

C’è stato qualche momento difficile in cui hai pensato di lasciare la tua carriera da pallavolista?

Tutti noi atleti passiamo un momento difficile nella nostra carriera, in cui ci chiediamo e ci domandiamo se vale la pena continuare a praticare il nostro sport. Se vogliamo praticare lo sport che amiamo, dobbiamo fare molti sacrifici, a volte siamo vittime di infortuni, e per gran parte dell’anno dobbiamo vivere in un Paese lontano dalle nostre famiglie. Ci sono stati due momenti nella mia vita in cui mi sono chiesta se fermarsi fosse stata la cosa migliore da fare, ma il fuoco interiore e l’amore per la pallavolo mi hanno mantenuta forte e mi hanno spinta a volere di più. Credo che sentirò quando sarà il momento giusto in cui sarò pronta per smettere di giocare.

L’anno scorso, a sorpresa, hai vinto lo Scudetto con la tua squadra (Pomì Casalmaggiore, ndr). Qual è il ricordo più bello che hai di quella vittoria?

Il ricordo più bello dello scorso campionato è la nostra alchimia di squadra e lo spirito combattivo. E’ stata una gioia immensa giocare con quel gruppo di donne, e anche se vincendo lo Scudetto abbiamo sorpreso tutti al di fuori della nostra squadra, noi non abbiamo mai messo in dubbio di essere in grado di fare qualcosa di speciale. Terrò il ricordo di quella stagione nel mio cuore per il resto della mia vita.

Nella stagione 2013/2014 hai giocato la prima parte del campionato a Baku, con la maglia del Lokomotiv. Quali differenze maggiori hai trovato tra la pallavolo azera e quella italiana?

La più grande differenza tra la pallavolo in Azerbaijan e in Italia è che Baku, in quel momento, aveva sei squadre nel suo campionato, mentre la lega italiana ne aveva 12. Tutte le squadre azere si trovano nella stessa città (Baku), quindi non ci sono palazzetti “in casa” o “in trasferta”, tranne quando si giocava contro il Rabita. Nonostante Baku abbia la reputazione di mettere sotto contratto giocatrici di grande nome, trovo che nella serie A1 italiana la competizione e il livello di gioco complessivo siano molto più alti.

A sorpresa in primavera la tua squadra ospiterà la Final Four di Champions League. Quali sensazioni si provano a giocare una competizione così importante e contro squadre di altissimo livello?

Per me e le mie compagne di squadra è stata una sorpresa enorme scoprire che ospiteremo noi la Final Four. Mi sono subito sentita veramente grata e felice, perché essere la squadra ospitante significa che possiamo risparmiare al nostro fisico quattro partite! Penso anche che per la nostra piccola città (Casalmaggiore, ndr) sia una grandissima opportunità poter venire a contatto con il livello più alto di pallavolo proprio qui a casa!

La prossima estate a Rio si giocheranno le Olimpiadi. Che cosa daresti per giocare questa competizione con la maglia della tua Nazionale?

Giocare le Olimpiadi indossando la maglia degli Stati Uniti sarebbe il più grande onore e la più grande realizzazione nel mio sport. Dopo essermi allenata per cinque anni con la Nazionale, ho un grande senso di orgoglio e di fiducia che la nostra squadra possa fare qualcosa di veramente speciale. Spero di essere lì per testimoniarlo!

Che cosa ti piace fare nel tuo tempo libero? 

Nel mio tempo libero mi piace cucinare, tenere un diario e leggere. Quando abbiamo un giorno libero, mi piace viaggiare e scoprire luoghi nuovi con le mie compagne di squadra.

Se non fossi diventata una pallavolista, che cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?

Se non fossi una pallavolista, mi piacerebbe avere un centro benessere, che non insegna solo esercizi per il corpo, ma anche per la mente.

(foto Michele Baruffi per GetSportMedia)

10 DOMANDE A… CRISTINA BARCELLINI

Barcio

Schiacciare la palla a terra e mettere a segno il punto della vittoria. Chissà quante volte è capitato a Cristina Barcellini, schiacciatrice di talento della Metalleghe Sanitars Montichiari, realtà sempre più solida nel panorama pallavolistico italiano.

Quando hai iniziato a muovere i primi passi nel mondo della pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo in terza elementare, con mia sorella Valeria e le nostre amiche. Pian piano con impegno, divertimento e costanza sono andata avanti e tutta la famiglia si è appassionata al volley!

Quali sono stati, finora, il momento più bello e il momento più brutto della tua carriera?

Ci sono tantissimi momenti belli e grandi emozioni in quasi ogni partita! Il più bello che mi viene in mente è stata la vittoria della Coppa Cev a Novara, in fondo anche mia città. Di momenti brutti ce ne sono altrettanti! Capita che le cose non vadano come vuoi… Ma cerco di rimuoverli alla svelta!

Quali sono, secondo te, i tuoi punti di forza e gli aspetti su cui, invece, credi di poter migliorare?

Non mi sento mai contenta al 100%. Credo di poter migliorare su molti aspetti, in particolare muro e ricezione. Il mio punto di forza ritengo sia la potenza in attacco.

Dovendo stare lontana da casa per la maggior parte della stagione, che cosa ti manca di più della tua terra?

Mi manca più di tutto non poter trascorrere il tempo con le mie sorelle Valeria e Michela… E ovviamente anche famiglia e amici!

Negli anni passati hai avuto la possibilità di competere anche nelle coppe europee (Champions League e Coppa Cev, ndr). Quali sono le maggiori differenze che hai trovato tra il giocare competizioni di questo tipo e i match del campionato italiano?

Di sicuro fare solo il campionato senza coppe ti dà la possibilità di lavorare di più in palestra e di essere meno “stanco”, perché tra viaggi e partite infrasettimanali ci sono molti impegni. A livello di partite, di sicuro cambiano gli avversari e le difficoltà.

Negli ultimi anni molte giocatrici italiane hanno deciso di lasciare il nostro Paese per intraprendere un’esperienza estera. Ti piacerebbe, in futuro, giocare in un campionato diverso da quello italiano?

Non escludo la possibilità di andare a giocare all’estero…

La prossima estate si disputeranno le Olimpiadi a Rio. Che cosa daresti per vestire la maglia della Nazionale azzurra in una competizione così importante?

Partecipare alle Olimpiadi è sempre stato uno dei miei sogni!

Che cosa ti piace fare nel tempo libero, quando sei lontana da partite e allenamenti?

Nel tempo libero mi piace viaggiare, fare shopping, leggere, divertirmi e stare in compagnia delle persone a cui voglio bene! Adoro coccolare il mio gatto Nano e mi piace tantissimo fare dolci: torte, biscotti, cupcake e tanti esperimenti!

Segui e ti piacciono altri sport oltre alla pallavolo?

Non seguo con particolare attenzione altri sport, ma mi piace guardare nuoto sincronizzato, i tuffi e il nuoto in generale, così come pattinaggio su ghiaccio e ginnastica artistica.

Se non fossi diventata una schiacciatrice, in quale altro ruolo ti sarebbe piaciuto giocare?

Penso che il ruolo di schiacciatrice sia il più bello. Forse avrei scelto il palleggiatore… Per dirigere il gioco!

10 DOMANDE A… FRANCESCA FERRETTI

“A chi distribuirò il prossimo pallone?” Forse è questo il pensiero principale di un palleggiatore, il ruolo chiave di una squadra di pallavolo e fondamentale per lo sviluppo di un buon gioco. Chissà se la stessa domanda è nella mente di Francesca Ferretti, regista della Liu Jo Modena e della Nazionale azzurra alle prossime qualificazioni olimpiche.

Come hai iniziato a giocare a pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 11 anni circa dopo aver praticato ginnastica artistica e nuoto. Mio papà da ex giocatore di serie A e allenatore mi accompagnò nella palestra di fianco casa dove faceva i corsi di mini volley e allenava un suo amico.

Che cosa ti piace di più, e cosa meno, del tuo ruolo di palleggiatrice?

Senza ombra di dubbio è il ruolo più affascinante e bello, ma credo anche il più difficile. Mi piace il fatto di poter smarcare l’attaccante e far girare la palla. Non mi piace il fatto che non ti puoi concedere neanche un secondo di “distrazione” visto che tutto parte da noi e per ogni azione tocchiamo la palla.

Come si svolge la tua giornata tipo da atleta?

La giornata tipo è abbastanza semplice: sveglia, colazione, poi in palestra dove di solito si fanno pesi o un’oretta di tecnica. Poi pranzo, riposo e di nuovo in palestra per l’allenamento globale, che è più lungo, di solito 2/3 ore. Poi cena e relax. Capita anche di uscire se la mattina dopo è libera, per cena in compagnia.

Quali sono i tuoi punti di forza e gli aspetti, invece, in cui pensi di poter ancora migliorare come palleggiatrice?

Questa è una bella domanda e mi piacerebbe molto che fossero gli altri a dirmelo, ma pensandoci io posso migliorare ancora in tutto, dalla distribuzione alla precisione; penso invece che un mio punto di forza sia la tranquillità nello stare in campo.

L’anno scorso hai giocato per la prima volta in un campionato estero, a Baku, con la maglia del Rabita. Come viene vissuta la pallavolo in Azerbaijan rispetto all’Italia?

In Azerbaijan c’è poca cultura sportiva, loro vorrebbero solo vincere senza avere dietro una programmazione ed uno staff organizzato, cosa che ritengo fondamentale in un club soprattutto che punta a vincere. Vivono la pallavolo come business, purtroppo il campionato là era composto da poche squadre e anche questo fatto rendeva la competizione meno “attiva” rispetto ad un campionato a 10/12 squadre.

Nella tua carriera hai vinto molti trofei con molte squadre diverse. C’è, tra tutte, una vittoria a cui sei maggiormente affezionata?

Ho vinto tanti trofei con due maglie, Pesaro e Piacenza. Tutte le vittorie sono state meravigliose e uniche, ma penso che il primo scudetto sia quello emotivamente più bello ed emozionante che io possa ricordare.

Ci sono mai stati alcuni momenti della tua carriera in cui hai  pensato di lasciare la pallavolo?

Sì ci sono stati. Nei primi anni fuori casa ho avuto anche un piccolo esaurimento nervoso, ma sono cose che si superano con l’aiuto della famiglia e degli amici. Oppure dopo un infortunio brutto ho avuto paura di non poter rientrare come prima, invece non è stato così, sono rientrata ed anche più forte!

Che cosa ti piace fare nel tempo libero, quando sei lontana dal taraflex?

Prima di tutto mi piace riposare, vivere la casa, guardare un bel film sul divano. Poi, come tante ragazze, amo lo shopping, uscire con gli amici anche a cena o a bere qualcosa. Poi amo gli animali, specialmente i cani, e quando posso mi tengo la mia Puffa e me la “spupazzo” un po’. Mi piace molto anche passare del tempo con la mia famiglia.

Per quali motivi, secondo te, un giovane che si approccia per la prima volta allo sport dovrebbe scegliere la pallavolo rispetto ad altre  discipline?

Penso che la pallavolo sia uno sport che, oltre ad essere bellissimo, possa insegnare e dare molto ai ragazzi: dallo stare insieme al condividere gioie e dolori, dal rispetto per le regole alla convivenza in gruppo. E poi è proprio uno sport sano.

Se non fossi diventata una palleggiatrice, in quale altro ruolo ti sarebbe piaciuto giocare?

Mmmm… Bella domanda, forse schiacciatrice ricevitrice. Un ruolo molto completo dove devi essere tecnica in tutti i fondamentali.

10 DOMANDE A… VALERIA CARACUTA

 

Negli ultimi anni sono molte le giocatrici italiane che hanno deciso di trasferirsi all’estero per essere protagoniste in altri campionati. Una di queste è Valeria Caracuta, palleggiatrice pugliese, indimenticata pedina di molte formazioni vincenti italiane.

Quando hai avuto il tuo primo contatto con la pallavolo?

Il mio primo contatto con la pallavolo risale ai miei primi mesi di vita, perché mia mamma era una giocatrice e mio papà il suo allenatore, quindi da subito sono entrata a far parte di questo mondo. Mi portavano in palestra sempre e provavo sempre a prendere il pallone in mano, insieme a mia sorella Laura! Poi ho iniziato ufficialmente con questo sport all’età di 6 anni… con mio padre allenatore!

Quale pensi sia l’aspetto più difficile del ruolo di palleggiatrice?

 E’ in assoluto il ruolo più bello il mio! Il ruolo in cui hai più responsabilità e potere decisionale. E’ un ruolo allo stesso tempo non facile, penso che l’aspetto più importante ed anche più difficile sia il fatto di dover riuscire a rimanere sempre lucidi nel corso di una partita, lucidi per quanto riguarda le scelte tattiche e per quanto riguarda la scelta dell’attaccante in ogni singolo momento! E’ fondamentale riuscire a capire il momento di ogni tuo attaccante soprattutto nelle fasi finali di set e partite.

Segui qualche rituale scaramantico prima di scendere sul taraflex per una partita importante?

Non sono una persona particolarmente scaramantica, mi piace avere la mia giornata tipo il giorno della partita, senza particolari accorgimenti, ma ho le mie abitudini che ripeto puntualmente il giorno delle partite e talvolta anche la sera prima.

Quest’anno giochi in Francia, con il Venelles. Quali sono le differenze maggiori che trovi tra il campionato italiano e il campionato francese?

Devo dire che mi aspettavo maggiori differenze inizialmente tra il campionato italiano e questo francese! E’ sicuramente un livello diverso ma devo ammettere che quest’anno il campionato in Francia mi sta particolarmente sorprendendo per il livello di gioco! Non c’è più una sola squadra che ammazza il campionato (Cannes), ma tante squadre che lavorano bene e puntano a fare qualcosa di importante! La particolarità che mi ha più stupita è il break di 10/15 minuti tra secondo e terzo set di ogni partita, ammetto che all’inizio è stato difficile abituarsi, ma ora ovviamente mi risulta tutto normale.

Come ci si sente ad essere una giocatrice straniera in un campionato estero?

Per me è la prima esperienza estera e al di là della lingua la differenza con la vita italiana in Italia non la sento particolarmente! Qui parlo sempre francese e inglese, cosa che in Italia difficilmente succedeva. Poi ho la fortuna di parlare italiano con l’allenatore, che conosce la nostra lingua, e questo mi ha aiutata tanto, soprattutto all’inizio! Per il resto io vivo bene questa esperienza da straniera, anche perché in Italia facevo una vita molto tranquilla, quindi vivo bene ogni singola situazione che mi si presenta, dallo stare sola per molto tempo a casa al confrontarmi con compagne con abitudini diverse! In questi primi mesi le mie giornate si sono sviluppate molto su allenamenti e tempo libero passato a casa in relax su Skype con amici, fidanzato e famiglia.

Nella tua carriera hai vinto molti trofei con squadre diverse, tra cui il triplete con la maglia della Yamamay. Quale trofeo che non hai ancora vinto sogni di mettere nella tua bacheca?

Mi piacerebbe senza ombra di dubbio poter vincere una Champions League, è un sogno difficile da realizzare, ma mai dire mai! Quest’anno voglio provare a fare qualcosa di importante qui in Francia, quindi continuo a lavorare ogni giorno per questo e poi per continuare a sognare e provare a raggiungere nuovi traguardi importanti.

Nel 2013 hai avuto la possibilità di vestire la maglia della Nazionale Italiana ai Giochi del Mediterraneo a Mersin (Turchia), vincendo l’oro. Qual è la cosa più bella che ricordi di quell’esperienza?

Ricordo tutto di quell’esperienza, ovviamente la parte che mi rimarrà sempre più impressa nella memoria è la premiazione e l’inno sul podio! Penso sia la cosa più bella ed emozionante riuscire a salire su un podio e cantare l’inno della propria nazione, quindi non posso che essere felice di aver fatto parte di quel gruppo.

Quali sono stati, finora, il momento più bello e il momento più difficile della tua carriera?

Momenti più belli ce ne sono tanti, non riesco a selezionarne uno in particolare, forse l’annata di Busto con il triplete è stato sicuramente un passaggio importante per me e la mia carriera, ma in realtà ad ogni anno collego qualcosa di veramente speciale! Il momento più difficile ancora non c’è stato, ho avuto diversi momenti di difficoltà mentale e fisica, come succede spesso a chi fa questo lavoro, ma non ho nessun ricordo particolarmente negativo dei miei anni passati e onestamente mi auguro che non ci sarà mai!

Se potessi tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che cambieresti nel tuo percorso da pallavolista?

Non c’è nulla che cambierei, so che è strano, ma sono molto contenta del percorso che ho fatto nella mia piccola carriera, ho fatto tutto con i miei sforzi e soprattutto con quelli della mia famiglia che ho avuto la fortuna di avere accanto in questo mio percorso. Quindi non posso che essere felice e provare a fare sempre meglio per togliermi qualche altra piccola soddisfazione.

Se non fossi diventata una pallavolista, che cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?

Ho sempre amato il diritto, a scuola era l’unica materia che studiavo veramente con gusto, quindi penso proprio che avrei scelto quell’ambito provando a diventare un giudice.

10 DOMANDE A… CELESTE POMA

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Il panorama pallavolistico italiano si sta arricchendo sempre di più di giovani di talento. Tra queste, ogni domenica sul taraflex ne spunta una con la maglia gialla, che schizza in difesa per prendere ogni pallone. Lei è Celeste Poma, libero della Unendo Yamamay Busto Arsizio, pronta a spiccare il volo verso un futuro luminoso.

Come hai iniziato a giocare a pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di sei anni, nel mio paese, grazie ai miei genitori che hanno organizzato corsi di minivolley perché temevano che diventassi sedentaria!

Che cosa ti piace di più del tuo ruolo di libero?

Apprezzo e mi piace il ruolo del libero perché si ha il comando di tutta la seconda linea e perché è un ruolo in cui bisogna avere molta calma e pazienza non potendosi sfogare con l’attacco!

Dopo le esperienze con Pavia e Parma, torni nella massima serie con la prestigiosa maglia di Busto Arsizio. Che emozioni si provano a giocare con una squadra così importante?

Vestire la maglia di Busto è un onore per me, ogni volta che ce l’ho addosso colgo sempre di più l’importanza e il prestigio di vestirla. Credo che Busto sia una delle società migliori e organizzate del panorama pallavolistico.

Prima di ogni partita, segui qualche rituale scaramantico?

No, in realtà non ho rituali scaramantici!

A che cosa hai dovuto rinunciare per riuscire a realizzare il sogno di giocare in serie A?

Sicuramente da piccola, avendo fatto tanti sacrifici, ho rinunciato alle uscite del sabato sera con le amiche e i compagni di scuola, che spesso non capivano il motivo della mia scelta. Ma non mi importava, perché sapevo di fare la cosa che più mi piaceva.

C’è un atleta del passato, o tutt’ora in attività, che prendi come esempio per migliorarti nel tuo ruolo?

Ho sempre preso come riferimento Paola Cardullo, penso che abbia fatto la storia della pallavolo.

Che cosa ti piace fare quando sei lontana dal taraflex e dagli allenamenti?

Quando non sono sui campi da gioco, studio oppure mi rilasso stando assieme alla mia famiglia e al mio fidanzato.

Che cosa daresti per poter vestire la maglia della Nazionale azzurra?

Vestire la maglia azzurra è un sogno nel cassetto, ci sono tante ragazze forti nel mio ruolo. Per ora penso ad allenarmi e migliorare, poi quello che verrà verrà! Se dovesse essere, sarebbe un’emozione immensa.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane che si avvicina allo sport, perché gli suggeriresti la pallavolo piuttosto che altre discipline?

Consiglierei la pallavolo perché è uno sport di squadra, perché unisce e ti fa scoprire nuove e belle amicizie! E poi è uno sport sano e pulito.

Da bambina, hai sempre desiderato fare la pallavolista o avevi qualche altro sogno nel cassetto per il tuo futuro?

Ho iniziato da piccola a giocare a pallavolo, e arrivare a giocare in serie A era il mio sogno. Sono contenta di averlo realizzato!

(foto Salvatore Medau)

 

10 DOMANDE A… RAFFAELLA CALLONI

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Il muro uno dei suoi punti di forza, ma quando è in campo non si possono non notare il suo sorriso e la voglia di non mollare mai. Ecco a voi Raffaella Calloni, centrale e capitano de Il Bisonte Firenze, tra le pallavoliste più rappresentative del campionato italiano.

Chi ti ha spinto ad iniziare a giocare a pallavolo?

I cartoni animati! Sembrerà assurdo ma è così. Sognavo di fare la ballerina ma vista la stazza importante ho dovuto lasciare perdere. Mi sono quindi avvicinata al volley grazie ai cartoni animati di Mila & Shiro.

Che cosa ti piace di più, e cosa meno, del tuo ruolo di centrale?

La cosa che mi piace di più è che è un ruolo di intelligenza. Per essere un buon centrale devi usare la testa, sviluppare capacità di lettura e di concentrazione. La cosa che mi piace di meno sono i salti a vuoto e il non fare il giro dietro, adoro difendere.

Quali sono stati, per ora, il momento più bello e il momento più difficile della tua carriera?

Il momento più bello è stata gara 3 di finale Scudetto contro Piacenza, quando giocavo a Conegliano. Abbiamo vinto una partita impossibile giocando con tutto il cuore. Il momento più brutto è stata la rottura del tendine d’Achille e tutto quello che ne è derivato.

Nella stagione 2011/2012 hai deciso di giocare in un campionato estero, a Baku. Come ti ha cambiata questa esperienza lontana dall’Italia?

Innanzitutto mi ha fatto riavvicinare al campionato italiano, ho capito con la massima certezza che è il più completo e competitivo di tutti. Poi ho avuto conferma che non sono capace di giocare solo per soldi, ho bisogno di emozionarmi, affezionarmi, legarmi a qualcosa.

Come affronti le ore che precedono una partita importante?

Quando ero piccola avevo mille rituali, adesso invece mi limito a fare la mia visualizzazione prima della pennica e ad ascoltare buona musica.

Nella tua attuale squadra (Firenze, ndr), così come è successo anche in alcune esperienze passate, rivesti il ruolo di capitano. Quali sono, secondo te, le qualità fondamentali che non possono mancare per essere un punto di riferimento per le proprie compagne di squadra, sia dentro che fuori dal campo?

Penso che la cosa fondamentale sia dare il buon esempio. Non puoi pretendere dagli altri se non sei tu il primo a dare.

Qualche anno fa hai subìto un grave infortunio che ti ha tenuta per molto tempo lontana dal taraflex. Come si affrontano mentalmente questi momenti difficili?

Si affrontano a testa alta. Vivendo giorno per giorno. Prendendo il buono che viene, portando pazienza e accettando i momenti no che in una riabilitazione non mancano mai. E poi lavoro, lavoro, lavoro, senza mai mollare e perdersi d’animo.

La scorsa estate hai vestito per la prima volta la maglia della Nazionale Italiana, ricoprendo anche il ruolo di capitano. Che significato ha avuto per te questa esperienza?

Penso sia stato il giusto coronamento di una carriera.

Quali letture non possono mancare sul tuo comodino?

Il ritratto di Dorian Gray, Cronache del ghiaccio e del fuoco, Le poesie di Emily Dickinson, Il potere di adesso di Etkar Tolle.

Se non fossi diventata una pallavolista, che cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?

Avrei fatto la mental coach… E sarà sicuramente quello che farò finita la mia carriera.