10 DOMANDE A… VALERIA CARACUTA

 

Negli ultimi anni sono molte le giocatrici italiane che hanno deciso di trasferirsi all’estero per essere protagoniste in altri campionati. Una di queste è Valeria Caracuta, palleggiatrice pugliese, indimenticata pedina di molte formazioni vincenti italiane.

Quando hai avuto il tuo primo contatto con la pallavolo?

Il mio primo contatto con la pallavolo risale ai miei primi mesi di vita, perché mia mamma era una giocatrice e mio papà il suo allenatore, quindi da subito sono entrata a far parte di questo mondo. Mi portavano in palestra sempre e provavo sempre a prendere il pallone in mano, insieme a mia sorella Laura! Poi ho iniziato ufficialmente con questo sport all’età di 6 anni… con mio padre allenatore!

Quale pensi sia l’aspetto più difficile del ruolo di palleggiatrice?

 E’ in assoluto il ruolo più bello il mio! Il ruolo in cui hai più responsabilità e potere decisionale. E’ un ruolo allo stesso tempo non facile, penso che l’aspetto più importante ed anche più difficile sia il fatto di dover riuscire a rimanere sempre lucidi nel corso di una partita, lucidi per quanto riguarda le scelte tattiche e per quanto riguarda la scelta dell’attaccante in ogni singolo momento! E’ fondamentale riuscire a capire il momento di ogni tuo attaccante soprattutto nelle fasi finali di set e partite.

Segui qualche rituale scaramantico prima di scendere sul taraflex per una partita importante?

Non sono una persona particolarmente scaramantica, mi piace avere la mia giornata tipo il giorno della partita, senza particolari accorgimenti, ma ho le mie abitudini che ripeto puntualmente il giorno delle partite e talvolta anche la sera prima.

Quest’anno giochi in Francia, con il Venelles. Quali sono le differenze maggiori che trovi tra il campionato italiano e il campionato francese?

Devo dire che mi aspettavo maggiori differenze inizialmente tra il campionato italiano e questo francese! E’ sicuramente un livello diverso ma devo ammettere che quest’anno il campionato in Francia mi sta particolarmente sorprendendo per il livello di gioco! Non c’è più una sola squadra che ammazza il campionato (Cannes), ma tante squadre che lavorano bene e puntano a fare qualcosa di importante! La particolarità che mi ha più stupita è il break di 10/15 minuti tra secondo e terzo set di ogni partita, ammetto che all’inizio è stato difficile abituarsi, ma ora ovviamente mi risulta tutto normale.

Come ci si sente ad essere una giocatrice straniera in un campionato estero?

Per me è la prima esperienza estera e al di là della lingua la differenza con la vita italiana in Italia non la sento particolarmente! Qui parlo sempre francese e inglese, cosa che in Italia difficilmente succedeva. Poi ho la fortuna di parlare italiano con l’allenatore, che conosce la nostra lingua, e questo mi ha aiutata tanto, soprattutto all’inizio! Per il resto io vivo bene questa esperienza da straniera, anche perché in Italia facevo una vita molto tranquilla, quindi vivo bene ogni singola situazione che mi si presenta, dallo stare sola per molto tempo a casa al confrontarmi con compagne con abitudini diverse! In questi primi mesi le mie giornate si sono sviluppate molto su allenamenti e tempo libero passato a casa in relax su Skype con amici, fidanzato e famiglia.

Nella tua carriera hai vinto molti trofei con squadre diverse, tra cui il triplete con la maglia della Yamamay. Quale trofeo che non hai ancora vinto sogni di mettere nella tua bacheca?

Mi piacerebbe senza ombra di dubbio poter vincere una Champions League, è un sogno difficile da realizzare, ma mai dire mai! Quest’anno voglio provare a fare qualcosa di importante qui in Francia, quindi continuo a lavorare ogni giorno per questo e poi per continuare a sognare e provare a raggiungere nuovi traguardi importanti.

Nel 2013 hai avuto la possibilità di vestire la maglia della Nazionale Italiana ai Giochi del Mediterraneo a Mersin (Turchia), vincendo l’oro. Qual è la cosa più bella che ricordi di quell’esperienza?

Ricordo tutto di quell’esperienza, ovviamente la parte che mi rimarrà sempre più impressa nella memoria è la premiazione e l’inno sul podio! Penso sia la cosa più bella ed emozionante riuscire a salire su un podio e cantare l’inno della propria nazione, quindi non posso che essere felice di aver fatto parte di quel gruppo.

Quali sono stati, finora, il momento più bello e il momento più difficile della tua carriera?

Momenti più belli ce ne sono tanti, non riesco a selezionarne uno in particolare, forse l’annata di Busto con il triplete è stato sicuramente un passaggio importante per me e la mia carriera, ma in realtà ad ogni anno collego qualcosa di veramente speciale! Il momento più difficile ancora non c’è stato, ho avuto diversi momenti di difficoltà mentale e fisica, come succede spesso a chi fa questo lavoro, ma non ho nessun ricordo particolarmente negativo dei miei anni passati e onestamente mi auguro che non ci sarà mai!

Se potessi tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che cambieresti nel tuo percorso da pallavolista?

Non c’è nulla che cambierei, so che è strano, ma sono molto contenta del percorso che ho fatto nella mia piccola carriera, ho fatto tutto con i miei sforzi e soprattutto con quelli della mia famiglia che ho avuto la fortuna di avere accanto in questo mio percorso. Quindi non posso che essere felice e provare a fare sempre meglio per togliermi qualche altra piccola soddisfazione.

Se non fossi diventata una pallavolista, che cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?

Ho sempre amato il diritto, a scuola era l’unica materia che studiavo veramente con gusto, quindi penso proprio che avrei scelto quell’ambito provando a diventare un giudice.

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